La nostra origine futura: a Sarzana torna il Festival della Mente

Da venerdì 3 a domenica 5 settembre ritorna a Sarzana il Festival della Mente, giunto alla sua diciottesima edizione: 22 incontri dal vivo — trasmessi anche in streaming —, orientati sul tema dell’origine, «un concetto che può essere interpretato in molti modi: non spinge a indagare soltanto fenomeni del passato ma è sinonimo di nascita o di rinascita, ed è quindi rivolto al futuro».

Il riferimento riguarda ovviamente le sfide globali che la società odierna deve affrontare in una crisi economica e sanitaria «senza precedenti». E, peraltro, dentro orrori politici, guerre e disastri ambientali.

Creatività e idee

Prima kermesse in Europa indirizzata alla creatività e alle idee mosse sul doppio binario della conoscenza scientifica e umanistica, il Festival della Mente nel suo evento di apertura non poteva che essere dedicato a Dante, nel settecentenario della sua scomparsa: Luca Serianni farà il punto sulla «creazione dell’italiano letterario» da parte del Sommo poeta, ravvisando nella Commedia l’alba luminosa della nostra lingua e l’assoluta dilatazione del poetabile.

Sempre venerdì è in programma l’evento con Letizia Battaglia — in collegamento online —, «fotografa contro la mafia» che, in un colloquio con Michele Smargiassi, ripercorrerà i suoi sessant’anni di scatti tra arte, cultura e libertà.Come di consueto, nelle tre serate consecutive della rassegna, Alessandro Barbero offrirà altrettante lezioni legate da un ambito d’interesse comune: quest’anno il fil rouge è l’origine delle guerre civili — rispettivamente inglese, americana e francese —, causate spesso da fattori riconducibili a «velleità assolutistiche» (è il caso di Carlo I) o irriducibili diversità economiche e sociali (la Comune di Parigi e il Nord e il Sud degli Stati Uniti). Ma l’avvio biologico della vita ha la sua espressione più alta nel contatto con il mistero della maternità e della paternità: sabato 4 Eraldo Affinati e Alessandro Zaccuri, autori l’uno del Vangelo degli angeli (HarperCollins) e l’altro de La quercia di Bruegel (Aboca), dialogheranno sulle storie familiari, sui miti personali e sui maestri letterari, fino ad arrivare al maestro per antonomasia, Gesù di Nazareth, radice ancora verde contro il generale déracinement.

Malika Ayane

Dall’incipit di un motivo poetico al lento sorgere di una canzone, se non alla vibrazione di essa nella memoria e nel corpo, il passo è breve: sempre sabato 4 Malika Ayane — accompagnata al pianoforte da Carlo Gaudiello — e Matteo Nucci cercheranno di raggiungere le «sorgenti dell’ispirazione» in un concerto-confessione, nel quale la cantautrice svelerà la disciplina e l’evoluzione dei suoi brani.Domenica 5 Paolo Nori, finalista al Premio Campiello con Sanguina ancora. L’incredibile vita di Fëdor M. Dostoevskij (Mondadori), racconterà l’aurora del romanzo russo, tra Puškin, Gogol’ e abili contesse. Con paradossali tentativi di avvicinamento linguistico: «Ai primi dell’Ottocento, di romanzi russi, praticamente non ne esistevano, è solo con Puškin che comincia a diffondersi una letteratura in quella lingua così duttile e ricca che, per tradurre due parole, “Štòby opochmélit’sja”, in modo che se ne capisca il senso, bisognerebbe scrivere: “Non sarebbe così gentile da darmi un po’ di rubli per comprare qualcosa da bere in modo che mi passi la fastidiosa sensazione di cui sono vittima oggi dovuta al fatto che ieri ho bevuto un po’ troppo, che ogni tanto mi capita?”».

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