Verona celebra il “rifugiato” Dante

Evviva Verona, soprattutto se la nostra guida d’onore è Dante Alighieri. La città veneta rende omaggio al sommo Poeta (1321-2021) con una mostra diffusa realizzata con i Musei Civici, il patrocinio e il contributo del Comitato Nazionale per le celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante.

Cangrande della Scala

Un itinerario tra piazze e monumenti, chiese, palazzi e biblioteche; una mappa d’autore guida il visitatore che è orientato da segnaletiche e app. Quando Dante fu scacciato da Firenze, la città veneta e gli Scaligeri lo accolsero. Nella “Comedia” si trovano diversi passaggi sulla sua permanenza veronese, ospite di Cangrande della Scala (1312-1320); il Poeta rincontra l’amico e protettore nel canto XVII del Paradiso, a lui dedica l’Epistola XIII nella terza Cantica.

Prima tappa piazza dei Signori, centro del potere sia durante il dominio scaligero sia dopo il loro crollo; al centro della piazza la statua dantesca, restaurata quest’anno, che lo scultore Ugo Zannoni realizzò nel 1865. Il Palazzo della Ragione è oggi sede della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, fino al 5 ottobre l’esposizione “La mano che crea: la galleria pubblica di Zannoni” a cura di Francesca Rossi; stessa curatrice con Tiziana Franco e Fausta Piccoli per la mostra: “Tra Dante e Shakespeare. Il mito di Verona” fino al 3 ottobre.

Un’importante selezione di opere e testimonianze storiche dal Trecento all’Ottocento, i rapporti fra Dante e la Verona di Cangrande e l’incredibile revival sette-ottocentesco della Divina Commedia che ispirò un Medioevo ideale e tragico come l’amore fra Romeo e Giulietta. Assolutamente da vedere Palazzo del Capitanio, inizialmente residenza scaligera, edificato ai tempi di Dante, diventa poi sede della Serenissima (1405-1796). Il Palazzo della Provincia è la dimora voluta da Cangrande della Scala; il sepolcro della famiglia della Scala, le Arche Scaligere, è costruito presso la chiesa di Santa Maria Antica, qui sono sepolti alcuni dei personaggi citati da Dante come Alberto I (morto nel 1301) la cui insegna della Scala è sormontata da una grande aquila, i suoi figli Bartolomeo e Alboino; vi è anche il sarcofago di Cangrande, morto all’improvviso in circostanze oscure; un mistero su cui studiano l’Università di Verona e Firenze, il Civico Museo di Storia Naturale di Verona: analizzando il Dna dell’aristocratico si capirà la sua tragica fine.

Capolavoro assoluto del romanico-lombardo la chiesa di San Zeno che, al tempo di Barbarossa, fu guidata dall’abate Gerardo che Dante incontra nel XVIII canto del Purgatorio. Il 20 gennaio 1320, nella chiesa di Sant’Elena, vicino la Cattedrale, Dante tenne una lectio magistralis per spiegare il fenomeno dell’emersione delle terre sopra la superficie dell’acqua; sperava così di essere ammesso all’insegnamento nello Studio, la scuola superiore di Verona che sta diventando Università, purtroppo ad Alighieri preferirono il logico Artemisio e il poeta continuò a tribolare.

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