I sentieri già battuti di Patrick Modiano

Non è semplice essere scrittori. Non lo è certamente in Francia dove una mandria di (talentuosi?) parolieri cercano ormai da secoli di debuttare nell’arduo milieu letterario parigino. In ogni nuovo autore che vi fa capolino vengono poi quasi sempre ricercati aspetti o influenze in comune con i grandi del passato lasciandogli l’amaro in bocca quando si intravedono discrepanze con talenti del calibro di Proust, Dostoevskij, Sartre, Balzac, i quali svettano come grandi esempi di contenuto e di stile.

Nobel

Lo fa anche Patrick Modiano – ovviamente da non principiante visto il Nobel per la Letteratura ricevuto nel 2014 – nella breve pièce “Il nostro debutto nella vita”, misurandosi con Il gabbiano di Čechov nel tentativo di far dialogare i personaggi della sua storia con quelli della famosa opera dello scrittore russo.

Si nota sin dall’inizio l’intromissione di personaggi cechoviani (Nina, Treplëv, il regista Savelsberg, Arkadina) che prendono parte all’aggrovigliata vicenda in cui i ricordi del passato impongono il loro ritmo: ritmo che sembra farsi musica languida, melodia che guida fallimenti e sensi di colpa riaffioranti in superficie attraverso il fine impiego della memoria. Sono i debutti nella vita di Jean e Dominique – lui come scrittore lei come attrice – che cozzano contro le voci giudicanti di Caveux e di Elvire, la madre di Jean: il primo incolpa Jean di perseguire una vocazione, quella dello scrittore, per la quale non sembra avere alcun talento (“La letteratura esige molto impegno… Sai cosa penso? Se tu fossi Proust, lo sapremmo già da un pezzo…”); la seconda è invidiosa di Dominique, e ha paura che la ragazza che assomiglia in tutto e per tutto alla Nina del Gabbiano, conduca il figlio su strade scoscese.

I due sono anche sul lastrico e sollecitano il ragazzo con svariate richieste di danaro. È Caveux a insistere: “Tua madre è in grosse difficoltà… Ricòrdati… Ti avevo sempre consigliato di trovare un lavoro, per poter pagare il suo affitto… e ti avevo anche suggerito di stipulare un’assicurazione sulla vita di cui lei potesse beneficiare…”.

Si confondono nella pièce i momenti reali con quelli sognati, ricordi evanescenti di un passato che ritorna come un boomerang. Sono temi che costituiscono un leitmotiv nelle opere di Modiano, nelle quali si perde il filo del discorso e si lascia all’immaginazione del lettore il sapersi districare in questi complicati meandri nei quali una fitta rete di mise en abyme ci fa dialogare con i fantasmi della nostra coscienza.

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