Addio ad Antonio Pennacchi. Con «Canale Mussolini» vinse il premio Strega

Nato a Latina il 26 gennaio 1950, era figlio di coloni giunti nell’Agro pontino per la bonifica negli anni del fascismo. Il padre umbro e la madre veneta avevano allevato una famiglia numerosa con sette figli, tra cui il giornalista Gianni Pennacchi, prematuramente scomparso, e l’economista Laura Pennacchi, ex parlamentare Pds-Ds e sottosegretaria al Tesoro nel primo governo di Romano Prodi.

Antonio Pennacchi si dedica alla politica sin da giovanissimo, ma, a differenza dei fratelli, che aderiscono tutti a organizzazioni di sinistra, si iscrive al Movimento Sociale Italiano. Viene però espulso dal Msi dopo qualche anno per una manifestazione antiamericana contro la guerra in Vietnam.

Decide poi di aderire ai marxisti-leninisti di “Servire il Popolo”. Successivamente entra, nell’ordine: nel Psi, nella Cgil, nella Uil, nel Pci e di nuovo nella Cgil. È stato operaio per quasi trent’anni, trascorsi per lo più nei turni di notte, presso la Fulgorcavi (poi Alcatel Cavi, poi Nexans) di Borgo Piave, a Latina. L’ultima espulsione – quella dalla Cgil nel 1983, a firma di Sergio Cofferati, allora segretario dei chimici – l’ha convinto a chiudere con la politica attiva. Così s’è rimesso a studiare e a scrivere. In anni recenti ha sostenuto il Partito democratico (2007).

Nel 2011, in occasione delle elezioni comunali di Latina è tornato alla politica attiva sostenendo Futuro e Libertà e ottenendo l’1,05% delle preferenze.

Nel 1994, a 44 anni – sfruttando un periodo di cassa integrazione – Pennacchi si è laureato in lettere con una tesi su Benedetto Croce all’Università “La Sapienza” di Roma. Nello stesso anno c’è stata la pubblicazione per Donzelli di “Mammut”, che in 8 anni aveva collezionato 55 rifiuti da 33 diversi editori (ad alcuni lo rispediva cambiando titolo). Seguiranno, sempre per Donzelli, “Palude” (1995) e “Una Nuvola Rossa” (1998) e, con Vallecchi “L’autobus di Stalin e altri scritti”. Nel 2003 pubblica da Mondadori il romanzo “Il fasciocomunista”, che vince il Premio Napoli.

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