L’umanità invecchia improvvisamente in «Old», un thriller ad alta tensione

Uno dei film più inquietanti dell’anno è l’assoluto protagonista del weekend in sala: si tratta di «Old», attesissimo lungometraggio del maestro del brivido M. Night Shyamalan.
Il regista de «Il sesto senso» e di «The Village» ha messo al centro della sua nuova opera una famiglia che parte per una vacanza in un resort di lusso. In questo vero e proprio paradiso terrestre i personaggi si avventurano, su consiglio del responsabile dell’albergo, in una piccola spiaggia misteriosa e affascinante. Molto presto però accadranno cose strane: in acqua c’è un cadavere e i bambini sembrano iniziare a crescere improvvisamente.

Ispirato al graphic novel «Il castello di sabbia» di Pierre Oscar Levy e Frederick Peeters, «Old» è un thriller ad alta tensione, capace di giocare con la suspense e in grado di tenere alto il ritmo dall’inizio alla fine. È anche un film voyeuristico, dal sapore hitchcockiano, dato che già dopo pochi minuti i protagonisti si accorgono che c’è qualcuno che li sta spiando, forse studiando addirittura: quello sguardo diventa inoltre velocemente lo sguardo di noi spettatori, che osserviamo le vicende dei personaggi in spiaggia, incapaci di scappare da quel luogo tanto rilassante in apparenza quanto angosciante quando rivela la sua vera natura.

Una scena del film «Old»

Una riflessione di grande attualità

Come spesso avviene nei suoi film, Shyamalan utilizza l’orrore per riflettere sul presente e in questo caso la sua pellicola ragiona soprattutto su due tematiche di stretta attualità: il genere umano che sta invecchiando e deve iniziare a pensare al tempo che ha a disposizione e il ruolo delle case farmaceutiche in questo contesto.Il regista indiano non esplicita tutti i suoi spunti, ma gioca, come ha spesso fatto in passato, con le metafore e la simbologia, riuscendo così a rendere il suo lavoro ancora più intrigante.Solo la parte finale, che cede a qualche compromesso commerciale di troppo, lascia un po’ l’amaro in bocca ma per il resto è un lungometraggio da vedere, ben girato e capace, al di là di tutti i messaggi metaforici, di intrattenere nel modo giusto.Da evidenziare la bella prova di Vicky Krieps, attrice sempre più attiva, appena vista al Festival di Cannes in «Bergman Island» di Mia Hansen-Løve e che ritroveremo in «Beckett» di Fernando Cito Filomarino, accanto a John David Washington e Alicia Vikander.

Una scena del film «Sognando a New York – In the Heights»

Sognando a New York – In the Heights

Un buon intrattenimento è anche quello offerto da «Sognando a New York – In the Heights», film basato sul musical di Lin-Manuel Miranda e Quiara Alegria Hudes, che aveva debuttato sui palcoscenici nel 2005. Ambientato nel quartiere di Washington Heights a New York, il film racconta qualche giornata nella vita di alcuni giovani dominicani-americani. Tra questi c’è Usnavi, che assiste dal bancone del suo locale alle dinamiche del vicinato.

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