Serve un patto con il privato per la rinascita della cultura

Gli Stati Generali della Cultura de Il Sole 24 Ore tornano a far discutere per porre l’accento sulle nuove frontiere, sul bilancio del difficile tempo della pandemia e sulla progettualità futura. Molti i partecipanti, oltre 3.000 collegati nell’incontro a distanza aperto da un intervento del direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini, e nel quale hanno dato il loro contributo i protagonisti, gli amministratori pubblici e le associazioni di categoria, imprese e operatori, studiosi e artisti.

Una intensa giornata aperta dal ministro della Cultura Dario Franceschini e chiusa dalla ministra dell’Università e Ricerca Maria Cristina Messa. Ma andiamo con ordine, al centro del dibattito la sfida di un’allenza vincente tra pubblico e privato per il rilancio del nostro patrimonio culturale al fine di cogliere tutte le opportunità del Recovery Plan. Bisogna cercare il punto di equilibrio sui beni culturali tra l’indirizzo e il controllo dello Stato e la gestione affidata ai privati perché: «Per potenziare il settore della cultura in Italia occorre superare lo statalismo e valorizzare le imprese» ha premesso Luigi Abete, presidente dell’Associazione imprese culturali e creative.

La pandemia ha dimostrato che il mondo ha bisogno di cultura e creatività, i consumi digitali sono cresciuti e non si torna indietro, avverte Guido Guerzoni, docente della Bocconi. Insomma, occorre che le imprese siano un attore a tutto tondo e la cultura dell’impresa rappresenta un asset della competitività e dello sviluppo del Paese – ha sottolineato Antonio Calabrò, presidente Museimpresa, associazione che riunisce oltre 100 musei e archivi di imprese italiane. «La collaborazione tra pubblico e privato può far crescere il benessere dei territori e qualifica i nostri prodotti sui mercati esteri. C’è massima disponibilità dei privati a investire sulla cultura e l’art bonus, ottimo strumento per le molte imprese, sarebbe utile destinarlo anche alle strutture private che svolgono una funzione pubblica e sociale, come insegna l’attività dell’HangarBicocca».

Ricardo Franco Levi, Innocenzo Cipolletta

La spinta verso i consumi digitali se ha favorito il libro fisico e in versione audio – come spiegato da Ricardo Franco Levi, presidente Aie (associazione italiana editori), però non è priva di insidie: «Ha consentito la vendita di libri online e lo svolgimento di eventi ed esposizioni a distanza» ha spiegato Innocenzo Cipolletta, presidente di Confindustria cultura Italia. «Il Pnrr investe in questo settore, ma occorre fare attenzione al diritto d’autore. L’Unione europea ha varato una direttiva che deve essere applicata alla lettera. Occorre il massimo sforzo da parte delle piattaforme per identificare il diritto d’autore, che muore se non è remunerato. I prodotti su digitale devono essere pagati, basta con il gratuito, parliamo di un prodotto con spese e professionalità e quindi va remunerato». La Francia insegna. E sulla musica, settore particolarmente fruito ma duramente colpito dalla pandemia, Cipolletta ha invitato il ministro Franceschini a creare una direzione dedicata. Lo streaming ha consentito a teatri e artisti di continuare a proporre le opere durante il lockdown. Resterà qualcosa dopo che tutto potrà riaprire a capienza completa? «Il live streaming resisterà e si affiancherà al mondo fisico. Grandi teatri e grandi artisti potranno avvalersi come sempre di grandi broadcaster – ha spiegato Luca Sepe, amministratore delegato di Shaa –, ma gli altri spesso usano le piattaforme video dei social media: sono gratuite, ma il contenuto diventa proprietà della piattaforma e questo è rischioso. Lo spettacolo sarà sempre più phygital». Copy right e dati analitici del pubblico sono una merce preziosa.

Arena di Verona

La musica dal vivo all’Arena di Verona ha saputo attrarre i privati con un progetto di art bonus ricreando idealmente l’anello di 67 colonne degli arcovoli distrutti dal terremoto del 1117: ha raccolto 1,5 milioni di euro, utili all’attività ordinaria. Alla grande domanda di musica d’opera il Teatro dell’Opera di Roma ha risposto: «inventando nuovi modi di rappresentazione – spiega il sovrintendente Carlo Fuortes –: la scorsa estate dal Circo Massimo abbiamo messo in scena il “Rigoletto” in chiave anti Covid-19 e poi abbiamo realizzato due produzioni d’opera in versione cinematografica “Il Barbiere di Siviglia” e “La Traviata” per la regia di Mario Martone e la direzione di Daniele Gatti, trasmesse su Rai Tre con uno straordinario successo di pubblico e critica». Un viatico per la nomina di amministratore delegato della Rai? «Ho avuto una designazione, penso che tutto il mio background possa essere utile alla Rai» ha concluso. La sindaca di Roma, Virginia Raggi, è al lavoro per la sua successione e chiede al ministro Franceschini: «l’unificazione delle tre soprintendenze – comunale, statale e del parco archeologico Fori e Colosseo– in un unico soggetto coopartecipativo». Semplificare è la parola d’ordine nel pubblico e nel privato.

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