Mario De Biasi e il mito del fotoreporter

“Mario De Biasi. Fotografie 1947-2003” è una grande retrospettiva – doverosa – che la Casa dei Tre Oci, a Venezia, ha voluto dedicare al padre del fotogiornalismo italiano. De Biasi è stato il fotografo di “Epoca” (il settimanale Mondadori) e di un’epoca, di quell’Italia che usciva con le ossa rotte dalla seconda guerra mondiale ma che guardava al futuro con speranza e curiosità.
Erano vent’anni che in Italia non si organizzava una mostra così completa su di lui ma è da qui che si deve partire se si vuole scoprire un’Italia, un mondo, un modo di narrare il reale che hanno fatto scuola e che restano memorabili.
A curare l’esposizione, che rimarrà aperta alla Giudecca fino al 9 gennaio 2022, è stata Enrica Viganò, che ha saputo estrapolare dall’immenso archivio di De Biasi – meticolosamente ordinato dalla figlia Silvia – 256 stampe, per lo più vintage, molte delle quali inedite, in grado di raccontare il percorso professionale di questo mai sazio osservatore del mondo.

Bellunese sbarcato a Milano in giovanissima età, radiotecnico alla Magneti Marelli con una sconfinata passione per la fotografia, Mario De Biasi (1923-2013) ha dentro di sé tutto quello che serve a farne un fotoreporter dal successo internazionale: curiosità, passione, coraggio e tenacia, doti che lo hanno portato a girare il mondo, nei suoi innumerevoli viaggi, alla scoperta di tutto quello che sulla terra succedeva.
Autodidatta instancabile, fa di tutto per far diventare la sua passione una professione; la macchina fotografica gli è compagna inseparabile e a 29 anni De Biasi lascia la Magneti Marelli per entrare nella redazione del rotocalco “Epoca”, diretto allora da Enzo Biagi.
Sono trent’anni di reportage e di scoop, dalla rivolta antisovietica di Budapest (dove rimane ferito a una spalla ma continua a scattare foto, guadagnandosi tra i colleghi il titolo di “Italiano Pazzo”), al matrimonio dello Scià di Persia (“Coraggio – per te nulla impossibile” gli scrive il direttore Enzo Biagi in un telegramma esposto in mostra); da New York (dove riesce a ritrarre Aristotele Onassis) a Mosca (in un reportage a 65° sotto zero); dall’eruzione dell’Etna alla Luna (col rientro degli astronauti USA dell’Apollo 11).
La mostra allestita nei tre piani della Casa dei Tre Oci è divisa in sezioni e scandita dalle riproduzioni dei coloratissimi disegni che Di Biasi creava in ogni momento libero coi colori che si portava appresso: soli, cuori, fiori, uccelli, farfalle che per la prima volta vengono inseriti in dialogo con le foto.
De Biadi ha sempre cercato di fare cose che gli altri non facevano, ma con assoluta levità. Come se la sua creatività avanzasse per temi, scatta foto ai quattro angoli del mondo alla gente in pausa pranzo, alle coppie che si baciano, ai barbieri di strada, ai ciabattini, ma ci sono anche i ritratti alle dive del cinema, i grandi viaggi, le esperienze internazionali: tutto è narrato con la profonda consapevolezza di chi si è fatto da sé ma con leggerezza, con un tocco che ci restituisce un’immagine della realtà non ingabbiata in canoni retorici
In mostra, tra gli inediti, anche l’intera sequenza della fotografia forse più famosa di De Biasi, “Gli italiani si voltano”, con una giovane e prorompente Moira Orfei vestita di bianco che attraversa le strade di Milano attirando gli sguardi di tutti.
“Mario De Biasi, fotografie 1947 – 2003”, alla Casa dei Tre Oci, Venezia, fino al 9 gennaio 2022.
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