La letteratura ci salverà dall’estinzione?

Non so se il titolo di questo libro è indovinato: l’aggiunta di un punto di domanda La letteratura ci salverà dall’estinzione? forse gli renderebbe più giustizia. Non si tratta infatti di una ottimistica profezia, ma dell’indicazione di una possibilità che è tutta da giocare e che coinvolge non solo gli scrittori ma l’umanità intera.

Al centro c’è la denuncia, appassionata e molto ben documentata, della situazione intollerabile che stiamo vivendo oggi, nell’era dell’Antropocene, quando la catastrofe ambientale rischia di distruggere la nostra specie e, ci dice l’autrice, non c’è una risposta, una sensibilità adeguata, proprio mentre si impone la necessità di un radicale mutamento delle nostre forme mentali.

“Acrobati del tempo”

Bisogna diventare “acrobati del tempo”, suggerisce Günther Anders, mettersi cioè nei panni di chi verrà dopo, di quei posteri di cui noi rischiamo di mettere in dubbio l’esistenza. Lo stesso autore diventa un esempio di come la letteratura possa giocare un ruolo in questo senso. Il suo racconto del 1961, Il futuro rimpianto, mette in scena Noè che, avvertito da Dio dell’imminenza del diluvio, cerca di convincere gli uomini a salvarsi e ci riesce non con la persuasione, ma con la paura, recitando da solo il kaddish, la lamentazione funebre, per i figli che moriranno, per i nipoti che non nasceranno.

Benedetti deriva di qui una serie di opposizioni, una griglia che è alla base della scelta dei testi, e degli autori, che possono contribuire a ‘salvarci dall’estinzione’. Così ad esempio la parola dev’essere non assertiva, né semplicemente profetica (come nella produzione apocalittica), ma suscitatrice di sentimenti, di empatia verso il futuro; la letteratura deve agire, così da “attingere a potenze oggi in gran parte dimenticate”.

Accanto a autori moderni che fanno da punti di riferimento, come Amitav Gosh, Richard Powers, Dostoevskij,Tolstoj, Pasolini, Gadda, Elsa Morante, e soprattutto Antonio Moresco, si rileggono in questa chiave anche scritti del passato, come il passo del canto XII dell’Iliade dove vengono accuratamente nominati i fiumi che abbatteranno il muro che gli Achei hanno eretto, senza il consenso degli dei, sulla riva dell’Ellesponto, oppure i versi del VI dell’ Iliade dove Glauco risponde a Diomede, che gli chiede di dirgli chi è: “Perché domandi la stirpe? La stirpe degli uomini è come quella delle foglie, una nasce, una si spegne”.

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