Con l’epidemia cresce la “fame” di Istruzione

Il nuovo studio OCSE dedicato alla percezione dei rischi e alle preoccupazioni delle popolazioni di 25 Paesi industrializzati, fra cui l’Italia (Risks that matter 2020) certifica non solo la tragedia di una pandemia che non conosce confini, ma entra nelle pieghe di ciò che agita la gente comune rispetto al futuro in tempi di covid-19.

Rivalutazione del rapporto fra cittadino e stato

Un dato che spicca nella rilevazione effettuata nei mesi di settembre e ottobre 2020 è la rivalutazione del rapporto fra cittadino e stato. E’ ai governi che guarda il 68% del campione degli intervistati di età compresa fra i 18 e i 64 anni. E’ dai governi che si aspetta aiuto e sostegno, e semplicemente ne vuole di più, perché considerando gli anni a venire, quasi il 70% si sente assillato da problemi economici e sociali. Per questo e per migliorare i servizi, sanità in primis, chi sta vivendo disagi è disposto a pagare più tasse.Nella coorte presa in considerazione, oltre il 40 % delle famiglie ha avuto problemi legati all’occupazione, in particolare se giovani e/o con figli. Fra coloro che hanno sofferto problemi di lavoro, l’81% è angosciato dal futuro e il 68% ha fatto fatica a pagare conti, mutui e bollette, un dato questo che per l’Italia è più elevato (74,1%), assieme a quello fra l’altro di Canada, Grecia, Norvegia, Slovenia, Messico e Stati Uniti.

Preoccupazione per l’immediato futuro

Anche tra coloro che hanno potuto mantenere il posto di lavoro e non hanno problemi economici, oltre la metà si dice molto preoccupato per l’immediato futuro (il 56% in Italia). Significativo in questo scenario: il 60% di coloro che riferiscono di problemi economici vorrebbe possedere competenze adeguate che consentissero di avere un posto di lavoro sicuro e ben pagato.Non stupisce quindi che trasversalmente ai 25 Paesi, fra i più pressanti fattori di preoccupazione, dopo la salute per sé e i propri cari e il desiderio di una vecchiaia con una pensione sufficiente, si collochi l’istruzione, prima ancora del bisogno di pubblica sicurezza, e di sostegno all’impiego, al reddito, alla casa, alla disoccupazione: la formazione scolastica viene indicata come una delle chiavi di volta per dar forma migliore al proprio futuro e a quello dei propri figli.

Un’indicazione precisa per un comparto che in Italia tra perduranti problemi di accesso a internet, classi pollaio mai rinnegate nei fatti e inutili banchi a rotelle, troppe scuole ignare delle norme di sicurezza, inclusione zoppicante, attrezzature sovente indegne di un Paese che vuole essere competitivo, e docenti angariati da governi di ogni colore, ci vede ancora arrancare in termini di risposta all’accresciuta quanto imperativa domanda di una formazione di qualità.

La partita è fondamentale e se la si perde per mancanza di un’efficace visione d’insieme e risorse consone, saranno i nostri lavoratori e i nostri giovani ad essere bocciati senza appello nel mondo post-covid.

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