Resilienza a passi di danza

Mentre si è tutti appesi alla variazione regionale dei colori e ai mutevoli decreti ministeriali, un settore tanto pesantemente colpito e scarsamente “ristorato” come quello della danza ha sviluppato forme di resilienza innovative e talvolta capaci di dare supporto all’intero ecosistema teatrale.

Così a Torino, a pochi passi dalla stazione Porta Nuova, c’è un teatro che grazie a un progetto ideato dalla sua direttrice, la coreografa Caterina Mochi Sismondi, non ha mai chiuso i battenti durante questa stagione e anzi si è fatto fulcro di attività produttive e di sostegno concreto agli artisti.

Parliamo del Teatro Café Müller, raccolto locale dagli echi bauschiani e del progetto “Solo in Teatro”, messo a punto per non lasciare abbandonato lo spazio teatrale né tantomeno chi vi lavora. L’idea è semplice e complessa ed è stata proposta, secondo l’impostazione abituale del cartellone Müller, ad artisti di diverse discipline. Troppi per citarli tutti, vi hanno già preso parte personalità come la “danzattrice” ex Tanztheater Wuppertal Marigia Maggipinto e il musicista Luca Morino proveniente dai Mau Mau, gli “attori fisici” di lungo corso Eugenio Allegri e Jacob Olesen, la sperimentata coreografa Nicoletta Cabassi e il giovane coreuta e circense Alex Duarte.

Breve assolo

Ed ecco il progetto, prodotto dalla Fondazione Circo Vertigo: per la creazione di un breve assolo, l’artista chiamato ha per una settimana a disposizione non soltanto il teatro, ma anche i professionisti che ci lavorano, i tecnici, gli operatori video, gli organizzatori, i fotografi. Gli uni e gli altri e lo stesso teatro, con le sue valenze sociali e perfino architettoniche, possono continuare a essere protagonisti e i riflettori del progetto restano puntati sull’instancabile, quotidiano lavoro che porta alla messa in scena. A fine settimana si giunge alla creazione che viene distribuita in livestreaming sulla piattaforma digitale Nice, arricchita da video con interviste e documenti delle fasi creative e del backstage.

Per gli artisti resta un documento che è quasi un portfolio personale, per gli spettatori uno streaming arricchito di molti contenuti che rendono intellegibile la poetica dei protagonisti anche ai non esperti. E quando le regole lo consentono, così come è stato negli spiragli di settembre e ottobre, anche il pubblico entra in sala. “Attraverso il lavoro dell’artista, lo spazio rimane vitale, parla di sé e delle persone che lo fanno rivivere; così anche il teatro viene messo in luce, nella sua momentanea solitudine, come luogo di collettività, che si trova oggi svuotato e ha necessità di rideterminarsi”, spiega Mochi Sismondi che in questa fase si è trasformata da regista teatrale della sua Compagnia blucinQue a regista video.

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