Il ddl Zan e il disconoscimento di chi è oggetto di forme di aggressione

Sono molte le persone che si sentono invisibili e abbandonate da uno Stato che non le protegge dai crimini dell’odio. Ragazze e ragazzi esposti alla condizione di minority stress, bullizzati e vittimizzati. Parlando ancora come psicoterapeuti, un aspetto rilevante di questo decreto di legge ci sembra la sua attenzione a un approccio a più livelli nel contrasto all’omotransfobia: non solo aggravanti giuridiche per chi commette crimini per ragioni legate al genere, all’orientamento sessuale o all’identità di genere, ma anche percorsi alternativi “riabilitativi” e iniziative per combattere il bullismo nel mondo della scuola.

Giornata nazionale contro l’omofobia

Anche la proposta di istituire una Giornata nazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia (da celebrare, come nella maggior parte del mondo, il 17 maggio, data in cui, nel 1990, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha depennato l’omosessualità dall’elenco dei disturbi mentali) contiene, se ben sfruttate, potenzialità di riflessione e crescita collettiva.Negli ultimi anni la ricerca psicologica ha approfondito il legame tra benessere individuale e benessere collettivo, identificando nella fiducia una delle variabili principali da tenere in conto (ce ne siamo già occupati parlando di “epistemic trust”, si veda anche il libro di Antonio Sgobba, “La società della fiducia. Da Platone a WhatsApp”, il Saggiatore): dalla fiducia del bambino nei confronti dei suoi caregiver, a quella del cittadino nei confronti dello Stato.

Nel primo caso, sappiamo che la mancanza di un intreccio virtuoso tra attaccamento, mentalizzazione e fiducia di base è oggi considerata uno dei fattori predisponenti future forme psicopatologiche. Quanto al secondo caso, la mancanza di tutela imputabile a uno Stato distratto o, peggio, colpevolizzante, certamente peggiora la qualità del rapporto tra cittadino e istituzione. Se questa trascuratezza riguarda componenti fondamentali dell’identità, come l’etnia, il genere o l’identità di genere, allora le persone che vengono escluse dalla considerazione della comunità possono provare dolorosi sentimenti di isolamento, insicurezza, bassa autostima, autodisprezzo.

Epistemic injustice

Rimanendo nel campo dell’epistemic trust, c’è anche un altro modo di vedere la questione: impedire la trasformazione in legge del ddl Zan significa perpetrare il disconoscimento della voce di chi denuncia di essere oggetto di forme di aggressione e discriminazione in base alla sua identità sessuale e di genere. Tale disconoscimento si configura come epistemic injustice: secondo la filosofa Miranda Fricker, infatti, parliamo di ingiustizia epistemica quando un cittadino non viene ascoltato e creduto a causa di pregiudizi legati alla sua identità (di genere, razza, religione, orientamento sessuale).Ribadire il vincolo tra identità e dignità e contrastare l’odio sono modi di contribuire allo sviluppo della fiducia sociale, e quindi del benessere psicologico. L’ha detto molto bene il Presidente Mattarella in una nota dello scorso maggio, proprio in occasione della giornata contro l’omotransfobia: «Le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale costituiscono una violazione del principio di eguaglianza e ledono i diritti umani necessari a un pieno sviluppo della personalità umana. È compito dello Stato garantire la promozione dell’individuo non solo come singolo, ma anche nelle relazioni interpersonali e affettive».

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