Zoom, una sbarra, quattro ballerini e il genio di William Forsythe

L’anno funesto dello spettacolo dal vivo non accenna a chiudersi: salvo alcuni segnali di ripartenza da Londra, in tutto il mondo si continua a rimandare la riapertura dei teatri. Che fare dunque? Il mondo del virtuale è utilizzato in maniera variegata e la comunità della danza mondiale è stata senza dubbio la più vivace a farne uso costante per mantenersi in contatto con il pubblico, fin dai famigerati video del training quotidiano nel chiuso di tinelli e cucine. Poi arriva William Forsythe e anche il più uggioso dei rituali diventa un illuminato saggio di creatività, poesia, inventiva e filosofia coreutica.

Perché è esattamente questo -in sintesi- The Barre Project/ Blake Works 2, una creazione ideata dal coreografo americano con la stella del New York City Ballet Tiler Peck (cui si sono aggiunti Brooklyn Mack, Lex Ishimoto e Roman Mejia) e diffuso dalla California in streaming in prima assoluta in una notte fonda di fine marzo(ma a maggio già annunciata dal Sadler’s Wells una nuova diffusione, secondo il più pratico fuso orario europeo).

L’idea è basica: si parte dalla sbarra, elemento fondamentale della vita del danzatore, che qui risveglia ogni giorno il corpo, studia la meccanica del movimento e definisce il dettaglio del gesto. Ma anche elemento che delimita lo spazio d’azione -visto che il danzatore si esercita allontanandosi da essa solo la distanza del braccio. Di fatto una metafora della condizione di cattività in cui ci siamo ritrovati e che ha tolto alla danza parte della sua essenza -che è appunto il dominio dello spazio. Ma, in controluce, anche un tributo a quei professionisti della danza -i maestri in primis- che dietro le quinte instancabilmente nutrono la professione e che ora più che mai sono fermi con i conseguenti, drammatici disagi.

L’inventiva del maestro americano

Al di là del messaggio è comunque nell’ inventiva del maestro americano che questo Barre Project si rivela illuminante e magnetico. Forsythe ha guidato i danzatori via zoom dalla sua fattoria nel Vermont, mostrando lui stesso dalla cucina di casa passi e sequenze, nati dall’ascolto delle affascinanti ballate elettroniche, tra jazz e soul, del giovane cantautore britannico James Blake. Tre i pezzi danzati e due emozionali coreografie per mani alla sbarra, per trenta minuti poetici, intensi, che esaltano il quid della danza.

Tiler Peck, nota per l’energia e la nitidezza del suo attacco, appoggiata alla sbarra fa fluire il movimento in una dinamica senza soluzione di continuità, in cui però guizzano abbaglianti pose perfette. Nella sua danza il tempo si sospende in un gesto, il flusso riprende poi inarrestabile e velocissimo, pieno di passi che, partendo dai fondamentali, divagano, si amplificano, variano obbligando la ballerina a repentine mutazioni in tensione, direzione, focus fisico. Padrona assoluta della tecnica, Peck incarna letteralmente l’invenzione coreografica di Forsythe facendola naturalmente sua, così che sembra del tutto naturale passare da una sequenza di svettante tecnicismo postclassico alla più seduttiva routine rubata ai balli latinoamericani. E i tre uomini, ora in assolo, ora in duetti e infine in un organico ensemble, pur diversi per fisicità e qualità di movimento, mostrano una simile qualità dinamica, scattante e vigorosa, in cui il passo classico spicca in nitore e diventa modernissimo per la sua asciuttezza senza manierismi, per lo scatto del bacino, la torsione inattesa di una spalla.

Source link

Posted on

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *