I meccanismi dell’attenzione e la leggenda del pesce rosso

Tra le tante leggende che circolano in rete, una delle più fortunate è che esistano prove scientifiche per cui la nostra capacità di attenzione, a causa dell’uso di Internet, sarebbe inferiore a quella di un pesce rosso. La narrazione vuole che nell’anno 2000 (esattamente in quell’anno!) eravamo capaci di concentrarci in media per 12 secondi, e che nel 2015 siamo scesi a 8. Il pesce rosso, senza Internet, sarebbe rimasto stabile a 9,2.

Sull’origine e la diffusione del «mito del pesce rosso» esiste una analitica letteratura, che dimostra come è nato ed è stato alimentato dall’uso di false statistiche (del genere che useremmo solo il 10% del cervello), intercettando il bias retrospettivo che domina i nostri ragionamenti e ci porta a credere più facilmente che abbiamo perso qualcosa, piuttosto che guadagnato rispetto al passato.

Usando questo bias e senza controllare se sia vero, identifichiamo la causa in una innovazione recente e definitiva, come Internet – per Platone era la scrittura, per diversi teologi l’invenzione della stampa, il «New York Times» ce l’aveva col telefono, senza dimenticare i funesti presagi per automobili, cinema, televisione e computer, etc. Per la serie, «nel passato si stava peggio ma si stava meglio», «i ragazzi di oggi (o i pomodori) non sono come quelli di una volta», etc.

Stefan Van der Stigchel

Lo psicologo cognitivo Stefan Van der Stigchel osserva che potrebbe anche essere che abbiamo perso in capacità di concentrazione. Ma non ci sono prove. L’attenzione è un tratto a supporto della memoria operativa e conosciamo abbastanza le strutture neurologiche che sviluppandosi durante l’infanzia, quando la capacità di concentrazione è quasi inesistente di norma, raggiungono la maggior efficienza nella persona adulta, per poi declinare con l’avanzare dell’età. Siccome è improbabile che i cambiamenti ambientali abbiano modificato la biologia dell’attenzione, si tratta di capire cosa sta accadendo.

Serve allenamento e la concentrazione è come un muscolo

È sbagliato credere che concentrarsi o dedicare attenzione in modo esclusivo a un compito sia è in sé facile e che ci riuscissimo meglio in passato. Serve allenamento e la concentrazione è come un muscolo. Per mettere attenzione a un compito per un periodo di tempo più lungo, si devono ignorare sia le distrazioni esterne sia quelle interne. Queste ultime in particolare consistono nel fatto che appena può la nostra mente se ne va per conto suo. Il che non è necessariamente negativo. A tutti noi capita di ritrovarsi, mentre si è concentrati su qualcosa di impegnativo, a vagare coi pensieri. Basta un intervallo e i ricordi di persone o fatti si impongono e ci distolgono dal compito che stavamo svolgendo. Ma vagare con la mente è necessario, scrive Van der Stigchel, e lo si dovrebbe fare in tutte le situazioni dove non dobbiamo concentrarci, per esempio quando siamo in fila al supermercato sarebbe più riposante e salutare vagare con la mente, invece di prendere il cellulare e concentrarsi su qualche compito.

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