10 stelle per la danza

Natalia Makarova

La sua fuga in Occidente, nel 1970, fece meno scalpore di quella di Nureyev, nove anni prima. I tempi del resto stavano cambiando; Willy Brandt iniziava il disgelo. Natasha Makarova (80 anni lo scorso 21 novembre), pur nota nel ristretto mondo ballettofilo per lo squisito lirismo di scuola russa, si trovò così ben presto sola, senza conoscere una parola di qualsiasi lingua che non fosse il russo, a prendere coraggiosamente in mano la sua vita. Dalla sua aveva solo la danza. E però proprio con questa è riuscita a imporsi prima negli Stati Uniti e poi nel mondo per la sua arte sopraffina, ma anche per la ‘modernità’ con cui ha sdoganato, ironica e intelligente, il ruolo divistico della “prima ballerina”, rompendo tra le prime gli schemi tra alto e basso, senza però mai abdicare all’incredibile allure del suo estro. Che la rende oggi una leggenda vivente.

Francesca Hayward

Dopo Margot Fonteyn e Darcey Bussell il balletto britannico ha sicuramente trovato la nuova regina con cui primeggiare sulla scena della danza mondiale. Ed è una regina perfetta per questi tempi globalizzati e inclusivi,dove la sua delicata bellezza esotica (è metà keniota metà inglese) è veramente emblema di una società che cambia. Francesca Hayward, 28 anni, principal dancer del Royal Ballet, sta così velocemente salendo all’olimpo delle vere star di cui ha glamour e grazia. Se n’è accorto anche il cinema, che l’ha voluta nel ruolo della gattina bianca Victoria per Cats e poi come alter ego danzante di Audrey Hepburn nel nuovo documentario Audrey già in vendita in dvd. Ma per vedere l’intensa qualità del suo recitar-danzando da non perdere un altro film, nel quale con echi zeffirelliani William Trevitt e Michael Nunn hanno ripreso in location reali il Romeo e Giulietta di Mac Millan e Francesca ricorda da vicino l’irruente freschezza di Olivia Hussey

Silvia Gribaudi

Nonostante gli stop-and-go della stagione teatrale 2020, che ha ridimensionato esponenzialmente il suo calendario, la coreografa e performer torinese Silvia Gribaudi è stata tra le più attive e programmate dell’anno grazie al recente Graces nel quale applica al movimento la sua spiccata vena dissacratoria e comica: tre hipster a fare passi accademici intorno a lei che sa sfruttare la propria corposa fisicità per giocare di paradossi e parodie davvero divertenti. Per Silvia però ora è arrivato il momento di affrontare nuove sfide, soprattutto con sé stessa e la sua comfort zone. Il rischio, se no, è di farsi imbrigliare in cliché.

Wayne McGregor

Dopo l’opaca progettualità del quadriennio affidato alla canadese Marie Chouinard, la sezione danza della Biennale di Venezia sembra aver invertito la rotta con la nomina alla sua direzione del coreografo inglese Wayne McGregor. Perché è presto detto. Sperimentatore nel linguaggio del movimento e nelle modalità di interconnessione tra corpo e mente, raffinato metteur en danse capace di stabilire collaborazioni eccellenti con scienziati e intellettuali come di mettersi in discussione affrontando con assoluta originalità generi “tradizionali” (lo attesta il celebrato Woolf Works), oltre che generoso sostenitore di creativi meno protetti, il neocinquantenne McGregor promette di fare di Venezia un polo di attrazione e studio, confronto e crescita per spettatori e artisti. Con una particolare attenzione alle più giovani generazioni, “alle quali- dice- abbiamo il dovere di spianare la strada”. Visto i progetti da lui realizzati finora, c’è da credergli.

Crystal Pite

Di bellezza preraffaellita, la canadese Crystal Pite al giro di boa dei suoi primi 50 anni (il 15 dicembre) è nel ristretto novero dei coreografi più ricercati. Dal Royal Ballet all’Opéra di Parigi è capace di mettere in scena creazioni per sessanta danzatori di grande impatto visivo ed emozionale perché costruiti secondo le perfette regole della classicità sono attraversati da palpiti profondi. Ma è anche una sensibile esploratrice di nuove modalità di teatrodanza in piéces teatrali che non temono di toccare argomenti scabrosi. A Torinodanza si vide il suo Betroffenheit in cui il reale protagonista di una tragedia familiare sublimava il dolore incommensurabile subìto con parole e gesti di sconvolgente forza emotiva. Quest’anno si doveva bissare con The Revisor, graffiante satira contro il potere dall’Ispettore Generale di Gogol. Niente di fatto, purtroppo. Sarà per l’anno prossimo, speriamo.

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